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mercoledì 25 dicembre 2019

Evento natalizio per Riccardo Mainardi


Riccardo Mainardi
Il sogno di Amos


Quando Amos aprì gli occhi si ritrovò immerso nel buio più profondo. 
Allora li richiuse e piombò in un torpore senza fine, nel grembo protettivo dell’incoscienza che lo cullava da tempo immemorabile.
Quando li riaprì fu abbagliato da una luce accecante. Il cielo irradiava ovunque un fosforescente chiarore.
Masse infuocate simili a meteore luminose disegnavano traiettorie irregolari dipingendo l’azzurro di roventi arcobaleni.
Ogni volta che si schiantavano al  suolo  un boato assordante echeggiava in ogni dove.
Giganteschi pennacchi di fumo salivano lenti da  crateri spettrali verso un cielo oscurato da zolfo e cenere.
Spaventato, chiuse ancora gli occhi. Per un tempo che a lui parve infinito.
Quando li riaprì per la terza volta si ritrovò in una foresta  da favola,  ai piedi di una cascata d’acqua cristallina, circondato da acacie secolari dal tronco possente come rocce sopra le cui fronde volteggiavano grandi uccelli da preda.
Una pioggia sottile aveva da poco impregnato con il suo tenue ma incessante cadere le radici di quegli alberi facendo dischiudere tutt’intorno fiori gialli, mentre un sole nascente invitava la natura a ossequiare il nuovo giorno.
Amos decise che quella era la volta buona.
Si ridestò dal suo profondo sonno e iniziò il suo cammino.
Dopo il risveglio non ricordava nulla del suo passato.
Quello avrebbe potuto essere il suo primo giorno di vita.
Eppure gli parve di aver già visto quegli alberi. Di aver già sentito lo scrosciare dell’acqua di quella cascata e il rombo del vulcano che ruggiva al di là della valle. Di aver già assistito infinite volte alla magia del sorgere del sole e del suo tramontare.
Gli sembrò di aver già attraversato quella foresta e quei ruscelli e che tutto ciò che lo circondava fosse già esistito. Non una, ma infinite volte.
Anche quel sentiero impervio che stava percorrendo gli parve già noto, così come già noto era il luogo a cui lo avrebbe condotto.
Ma come poteva aver già visto tutto ciò se lui era poco più che un fanciullo? Un fanciullo bruno, robusto, con gli occhi neri come l’ebano.
E perché  proprio a un fanciullo sarebbe stato affidato quel gravoso compito?
Forse perché un bambino innocente è oblio di tutto ciò che è passato.
Perché un bambino è gioco. E’ una girandola che gira. E’ un primo moto verso il mondo e un santo dire sì a tutto ciò che si apre al nuovo.
Per portare a termine quell’arduo compito che gli era stato assegnato sarebbero occorse tutte queste qualità e molte altre ancora.
Se Amos, come tutti i fanciulli, era innocenza e oblio, gioco e scommessa in un nuovo mondo, in qualcosa differiva dagli altri bambini. Sì, era assai diverso dai suoi coetanei.
Tutto ebbe inizio il giorno in cui varcò una porta maestra oltre la quale  si dipartiva una via lunga ed eterna. Vi si era avvicinato perché aveva sentito bussare forte a quella porta.
Da allora si accorse che poteva deridere il tempo, un nemico che soltanto lui batteva ogni giorno senza barare e di cui poteva serenamente beffarsi.
Ne percepiva lo scorrere solo attraverso la breve vita degli altri.
Sì, lui era molto diverso dagli altri bambini.
Amos era immortale!
BIOGRAFIA DELL’AUTORE
                                   
Classe 1957, laurea in Scienze Politiche alla Statale di Milano, risiede da molti anni a Rapallo, la sua città natale.
Ha diretto diverse filiali di un primario istituto di credito prima di ritirarsi a vita privata e potersi finalmente dedicare alle sue più grandi passioni: la filosofia e la letteratura.
Ama scrivere romanzi, poesie, aforismi e brevi saggi.
Esordisce come narratore nel 2011 con la silloge Le ultime lezioni dell’anno, edizioni Gammarò, classificandosi secondo al Premio Letterario Internazionale Per un mondo migliore.
Ha vinto numerosi concorsi letterari e di filosofia nelle sezioni narrativa, poesia, saggistica e aforismi. Fra questi, nel 2014 si è aggiudicato il primo premio al Concorso Letterario Scriviamo Insieme di Roma nella sezione narrativa inedita con il romanzo Polvere nella nebbia, successivamente pubblicato da Liberodiscrivere Edizioni. Quest’ultimo romanzo figura altresì fra i dieci finalisti del Premio Carver 2015 e ha ricevuto altri 4 riconoscimenti.
A fine 2018 pubblica con Giovane Holden Edizioni il romanzo storico-fantasy Il sogno di Amos, che si classifica primo al Premio Books for Peace di Roma(sezione Fantasy), si aggiudica un trofeo speciale della giuria al Premio Città di Sarzana 2019 e risulta finalista ai Premi Bukowski e Toscana in Poesia (sezione narrativa).
Negli ultimi anni ha vinto sette premi nazionali di filosofia.
Fra questi, si è classificato primo al Premio Nazionale di Filosofia Alla ricerca dell’anima con un saggio sul tema “Anatomia del rispetto” (Modena 2016) e ha ottenuto la vittoria al Premio Nazionale di Filosofia Le figure del pensiero, sezione Articolo filosofico (Certaldo 2018). L’anno successivo si classifica secondo nello stesso concorso con il saggio sul tema “Dove abita il bello?”.
L’autore ha di recente ultimato la stesura del suo quarto romanzo intitolato Mistress, finalista al Premio Letterario Internazionale Città di Como 2019 per la narrativa inedita.

martedì 24 dicembre 2019

Recensione "Madness" di Julia B. Williams a cura di EmmaRose

 








Buongiorno  a tutti!!!
La nostra EmmaRose, quest’oggi ci parlerà di “ Madness   di   Julia B. Williams


                       






Andiamo a scoprire cosa ne pensa.
Vi va?









Titolo: Madness (Björk #1)
Serie: Björk
Autore: Julia B. Williams 
Pubblicato: Self Publishing
Prima pubblicazione: 28 novembre 2019
Genere: Dark / mafia / erotic  romance
Numero pagine: 337
Formato: Ebook
Costo:  € 1,99
In vendita: Tutti gli store





Sinossi

Mi chiamo Elia Björk, sono nata e cresciuta a Stoccolma e già da piccola ero convinta che se solo mi fossi impegnata abbastanza sarei riuscita a cambiare il mondo. Le certezze di una vita si sono infrante sulla Troncal de occidente in Colombia, dove ho imparato cosa significa avere paura e ho iniziato a sgretolarmi come un foglio di carta lasciato al sole troppo a lungo. 
Esteban Alvarez è riuscito a capovolgere la mia realtà senza nemmeno sforzarsi; ancora adesso mi domando quanto io sia stata folle ad averglielo permesso.

Mi chiamo Esteban Alvarez, sopravvivo grazie al narcotraffico e ammazzo la gente quando mi ostacola. Non ho mai creduto che ci fosse un’altro modo di vivere la mia vita, faccio parte di questo ambiente da sempre e per me non è mai stato un problema. 
Elia Björk mi è piombata addosso con la stessa intensità che avrebbe avuto una tromba d’aria, un incidente di percorso di cui avrei volentieri fatto a meno. É l’unica persona al mondo che riesca a fare a pezzi il mio autocontrollo solo respirando. Sapevo che sarebbe stata una fottuta rogna e il tempo mi ha dato ragione.

Dall’autrice di Frammento di noi e Changed, una storia di passione consumata durante un viaggio per la salvezza, tra scenari mozzafiato e un epilogo incerto.







Recensione

Buon giorno a tutte!!! Quest’oggi viaggeremo per “mezzo mondo”. Tenetevi pronti. Il nostro sarà un viaggio fra Nord Europa e Sud America a/r.       Un viaggio pieno di colpi di scena e con molta suspance.

Questa è una storia molto particolare. È una storia dei “vorrei ma non posso”. È una storia dove nessuno è chi dice di essere. Qui tutto è il contrario di tutto.
L’autrice ha fatto un lavoro certosino, al fine di coinvolgere tutti i lettori. Più di una volta mi è sembrato essere con i personaggi e di interagire con loro nelle varie scene. E questo livello di coinvolgimento è possibile solo se l’autrice non lascia nessun dettaglio al caso.

È la storia di un viaggio tra le calde terre del Sud America e le fredde terre del Nord Europa. È un mix di storie, ambientazioni e personaggi.

Protagonisti indiscussi sono:Elia Björk, una giovane donna svedese che, un po’ per mettere in pratica le proprie conoscenze, ed un po’ per staccare da una vita che le stava stretta e per porre fine ad una storia d‘amore che non la gratificava, si reca in Colombia per svolgere il ruolo di insegnate . 
Poi abbiamo  Esteban Alvarez ( El padron de Cartagena, come Elia ama definirlo) ,uomo di spicco del narcotraffico sud americano ,un uomo molto complicato, molto scostante. La sola legge che conosce è quella della strada e delle armi. Ed infine, ma non per importanza, troviamo il  fratello”prete” di  Elia,  padre Hernando Rafael (al secolo Isak Björk), una figura che sin dall’inizio mi ha convinto molto ma molto poco. Infatti, poi vedremo che il suo personaggio, tanto cristallino non è( almeno a me non è parso tanto limpido).
Mi direte voi:” Ma come hanno fatto due personaggi così agli antipodi ad intrecciare i loro cammini?”
Grazie alla “lingua lunga” di Elia. Abbiamo già detto che è un insegnante. Una donna molto coraggiosa, idealista, ingenua e fin troppi buona. Crede che il buono sia ovunque , non crede che l’uomo sia un essere cattivo , e di questo ne fa un credo. Non sempre queste sue qualità vengono apprezzate . infatti  proprio in virtù di questo suo modus operandi, si scontra con Esteban, nel cortile della scuola dove lei insegna. Nel loro primo incontro, lei gli da dell’ignorante, del buzzurro, in poche parole lo apostrofa in maniera molto colorita,  perché a parer suo,  Esteban dovrebbe garantire la continuità scolastica di Juan, suo fratello minore  e non fargli frequentare “gentaglia” . In quest’occasione però la nostra cara Elia, si scontra con un'altra losca figura, la stessa che, successivamente metterà  a repentaglio la sua permanenza a Cartagena costringendola alla fuga, e in questa fuga, inevitabilmente sarà coinvolto anche Esteban (con l’aiuto di Isak).
La fuga di Elia ed Esteban, sarà rocambolesca, piena di colpi di scena e non priva di”disgrazie”.
A questo punto, il rischio di svelarvi troppo in merito ad alcuni punti salienti è molto altro e quindi , ahimè, devo fermarmi qui. Perché ritengo che la recensione debba esprimere un’opinione e non essere un riassunto o peggio ancora, una serie di spoiler infiniti.
Posso solo dirvi che il feeling che si stabilisce fra i due personaggi principali, cresce e s’infittisce di pari passo all’evolversi della storia. Il loro rapporto nasce e si intensifica abbracciando ogni singolo evento.

Arriviamo al finale.
Confesso. Ho un problema con i finali. Ad oggi solo pochi mi hanno fatto dire: ”È il finale che ci voleva!”
Con molta sincerità , avrei voluto un finale più pregno di particolari e meno frettoloso ma sicuramente l’autrice , col secondo volume, mi farà cambiare opinione a tal proposito. Perché forse non vi ho detto prima che “Madness” è il primo volume della serie”Bjork”, quindi , non mi resta altro che attendere con ansia di leggere ancora di Elia, Esteban e Isak.
Con  ciò, mi sento di consigliarvi la lettura di “Madness”.



Il mio voto a “ Madness “   è: 4nuvolette .
                                      


Baci baciEmmaRose