Solo per far
sì che quel rumore inquietante si insinuasse nella mia mente.
«Chiedimi di
risparmiarlo», disse in tono sibilante, gli occhi che danzavano come fiamme.
Serrai il
pugno tanto forte da far sbiancare le nocche. Avevo sperato per lei che fosse
stata saggia e avesse subito rimesso al guinzaglio la sua giovane killer,
invece voleva consegnarle André.
Mai.
«Mio fratello
non morirà», decretai, cupo.
La Regina
fletté le dita, un muscolo pulsante all’angolo della mascella contratta. «André
ha osato avvicinarsi di nuovo al mio soldato e ha deliberatamente interferito
con l’incarico che le era stato assegnato.»
Mi accigliai.
«Perché avrebbe dovuto fare una cosa così insulsa?»
«Perché, a
quanto mi è stato riferito, la piccola Nadyia non aveva nessuna intenzione di
portare a termine il lavoro.» Fece un mezzo sorriso perfido. «Credeva di poter
tornare qui e diventare una sentinella.»
Ero certo che
qualunque altra recluta avrebbe potuto, ma non la ragazza che era stata
rovinata da mio fratello.
Non la ragazza
che apparteneva a lui.
«André sapeva
più che bene che, se lei fosse tornata senza aver avuto successo, l’avrei
giustiziata.» La donna mi penetrò con lo sguardo. «Si è occupato del bersaglio
al posto suo.»
Sgranai gli
occhi, comprendendo finalmente il significato delle parole di mio fratello.
La Šarapova
sollevò il mento, trionfante. «L’ha salvata da me.»
Consegnandosi
a lei.
Sacrificandosi
per la giovane che amava.
Ciononostante,
c’era qualcosa che non tornava.
«André non è
stupido», ringhiai. «Era perfettamente consapevole di dover stare alla larga da
quella ragazza, per tenerla in vita. Lo aveva accettato. Aveva un nuovo
obiettivo e niente, niente avrebbe potuto distrarlo. Perciò,
come diavolo è possibile che le loro strade si siano incrociate?»
Neela si
adombrò. «Il destino è una puttana senza cuore», mormorò, l’aria distante.
Riflettei
accuratamente sulle informazioni che mi erano state fornite.
Sulla sentenza
della Regina.
«La ragazza»,
dissi a bruciapelo. «Chi doveva assassinare?»
I suoi occhi guizzarono
su di me, le sue labbra rosse si distesero malignamente. «Il figlio di Yehor
Ivanov.»
L’ira mi
immobilizzò. Come magma liquido, sgorgò nelle mie vene e si diffuse in tutto il
corpo, bruciando e corrodendo e pressando affinché la scatenassi sulla donna
che avevo di fronte.
«Tu sapevi»,
sibilai a denti stretti.
L’eccitazione
balenò nel suo sguardo, mentre si infilava le dita sotto lo scollo a V della
maglia nera di cotone e si accarezzava languidamente la clavicola.
Voleva che
perdessi il controllo, voleva vedermi perderlo. Ma che fossi
stato dannato, se le avessi dato quel piacere.
«Ho saputo che
era legata a quella famiglia solo dopo averla acquistata e aver fatto fare
ulteriori ricerche su di lei.» Sorrise, gongolante. «Ti consiglio di non soffermarti
solo sull’albero genealogico della tua merce, quando te la procuri.»
Trattenendomi
dall’avventarmi su di lei, la seguii con gli occhi fiammeggianti di rabbia
mentre si alzava e si girava verso il mobile dietro di sé. Su di esso, insieme
a un antico e pregiato pugnale su un supporto di pietra, c’erano una caraffa di
bronzo e due calici della stessa fattura. La Regina versò il vino rosso nei due
bicchieri, li prese e venne a porgermene uno.
«Siamo tutti
legati, in un modo o nell’altro», disse con voce suadente.
La punta delle
sue dita sfiorò le mie, mentre prendevo il calice, e fremetti per il disgusto e
la smania di assalirla.
Lei fece un
sorrisino. «Questo Marc», riprese tornando a sedersi, «era il fidanzato della
mia Nadyia.» Si portò il vino alle labbra, osservandomi da sopra il bordo del
bicchiere. «E André l’ha ammazzato proprio davanti a lei.»
Bevve, poi con
il dito medio si asciugò una goccia vermiglia all’angolo della bocca, prima che
le colasse sul mento. Il suo sguardo pareva volermi entrare dentro e
consumarmi, tanto era intenso.
Letale.
«Nadyia avrà
la sua vita», dichiarò solenne.
La fissai,
l’espressione omicida e perspicace. «Non l’avrà», asserii. «Perché tu la
fermerai.»
Neela emise
una risata di gola. «Perché dovrei?»
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Sull'autrice:
Nata il 24 gennaio 1991, Chiara Cilli vive a Pescara. I generi di cui scrive spaziano dal