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venerdì 21 aprile 2017

Un amore inaspettato
Morgan Matson

Buongiorno sognatori!
La nostra cara Josephine March ci parla di Un amore inaspettato di Morgan Matson.


Note: È nata nel 1981 ed è cresciuta tra New York e il Connecticut. Ha frequentato l’Occidental College di Los Angeles, ma prima di prendere il diploma in teatro, ha iniziato a lavorare nel reparto bambini del Vroman Bookstore e si è innamorata della narrativa Young Adult. Dopo la laurea, ha conseguito un master in Scrittura per ragazzi. La Newton Compton ha pubblicato Noi due ai confini del mondo, che è stato nella lista dei migliori libri scelti dalla American Library Association, ha ottenuto il “Flying Start”, un prestigioso riconoscimento del «Publishers Weekly», ed è stato candidato per il Waterstone’s Book Prize, Al centro dell’universo e Un amore inaspettato.

Trama: Andie ha pianificato con cura il proprio futuro. Ha deciso che frequenterà un corso di specializzazione in Medicina e, per quanto riguarda suo padre, il piano è quello di evitarlo il più possibile (il che non è poi tanto difficile, considerando che è un membro del Congresso e non è mai a casa). In tema di amicizie, poi, si sente a cavallo: Palmer, Bri, e Toby sono le persone più straordinarie del pianeta, e squadra che vince non si cambia. Nessuna indecisione neppure a proposito dell’amore: il suo motto è mai più di tre settimane con qualcuno. In fondo non ci sono ragazzi per cui valga la pena di investire più tempo. L’estate è in arrivo e tutto le sembra perfettamente sotto controllo. Come piace a lei. Fino a quando uno scandalo politico non scombussola tutti i suoi piani. Improvvisamente Andie si ritrova a fare cose che non avrebbe mai potuto prevedere: racimolare qualche soldo lavorando come dog-sitter, vivere sotto lo stesso tetto con suo padre (un evento che non si verificava da anni) e forse, ma magari è solo un’impressione, permettere a Clark di avvicinarsi oltre il livello di sicurezza. Palmer, Bri e Toby le consigliano di godersi questo nuovo imprevedibile caos, ma Andie odia dover improvvisare…


Recensione: Per molti la vita di Alexandra Molly Walker, diciassettenne della medioborghesia americana, è una vita perfetta.
Figlia di un deputato, membro del Congresso, la sua esistenza scorre su binari ben prestabiliti dallo staff di suo padre, persino postare una foto sui suoi profili social o ordinare un semplice caffellatte ghiacciato alla soia è oggetto di discussioni nell'ambito del team delle pubbliche relazioni del padre.

 Per Andy ormai tutto ciò è normale. La sua vita è così, ed è stata programmata nei minimi dettagli.

La vita di Andie, come la chiamano le sue amiche, non è tutta rose e fiori... ha perduto sua madre appena dodicenne, suo padre da quel lutto sembra essersi immerso sempre più nella politica delegando le responsabilità genitoriali ad una schiera di lontani parenti prezzolati che, man mano nel corso degli anni, si sono avvicendati nel farle da babysitter.
Ora Andie è una diciassettenne nel procinto di scegliere l'università, ha già deciso che sceglierà Medicina e quindi ha già programmato per quell'estate uno stage, molto ambito, alla John Hopkins.

Il programma della John Hopkins era uno dei migliori del Paese: era pensato apposta per gli studenti delle superiori che volevano frequentare un corso preparatorio al college.La mia amica Toby insisteva nel chiamarlo pre-preparatorio, e il fatto che io continuassi a dirle di non farlo aveva fatto solo sì che quel nomignolo mi si ficcasse di più in testa. 
Ma... tutto va a rotoli!
Suo padre è invischiato in uno scandalo e, malgrado sia innocente, decide di sospendere volontariamente il suo lavoro al Congresso fino a che le indagini non lo scagionino completamente dichiarando la sua assoluta innocenza.

«Sai quando dici sempre che la vita vera non è come nei film e che nella realtà non è così che va?»Annuii e lei mi rivolse un sorriso tremante.«Dimostra a te stessa il contrario».

Il suo stage di prestigio viene annullato all'ultimo momento ed è qui che Andie inizia a piacermi sul serio: si rimbocca le maniche e decide di guardarsi intorno, quei crediti dati da uno stage estivo le servono! Ho letto, meravigliata, la trasformazione graduale di questa ragazzina, che credevo viziata, in una persona di tutto rispetto. Poi ho capito: Andie con le sue convinzioni, un ragazzo deve durare esattamente tre settimane e tra loro ci saranno solo baci, sta cercando di darsi delle regole in un mondo che è stato fin troppo permissivo e distratto con lei. Attraverso queste convinzioni lei sta solo cercando di proteggersi... non vuole più soffrire il dolore di un abbandono, di una perdita come quella che ha vissuto con il lutto di sua madre.
È il racconto di un'estate unica, diversa dal solito, circondata dai suoi Palmer, Tom, Bri, Toby e Clark inizierà a maturare riallacciando con molta fatica i rapporti con il padre molto amato.
I personaggi sono molto ben delineati. La lettura è piacevole, la prosa scorrevole e a tratti, soprattutto nei messaggi di gruppo fra le amiche, molto divertente!
Consiglio caldamente questo libro e aspetto di leggere altro di quest'autrice.


Voto: 5 su 5
Ti spacco il muso, bimba!

Buongiorno sognatori e sognatrici, oggi Josephine March ci espone la sua opinione su Ti spacco il muso, bimba! di Carlo Manzoni.

Note: Carlo (Carletto) Manzoni (Milano, 1909 – Milano, 1975), scrittore, giornalista, umorista, vignettista, è uno di quegli scrittori il cui patrimonio letterario dovrebbe essere conservato con cura, invece è colpevolmente assente dagli scaffali delle librerie da più di vent’anni.
Divenne popolarissimo con i brevi racconti dell’imprevedibile e irritante signor Veneranda, storielle surreali e strampalate che pubblicò sulla rivista Il Candido, giornale di satira politica diretto da Giovannino Guareschi. Ma è noto anche per la fortunatissima serie di libri appartenenti al genere giallo-comico La suspense del riso, che fu pubblicata da Rizzoli (con traduzioni in Germania, Spagna e in tutti i paesi dell’America Latina).
In questi romanzi Manzoni racconta le avventure e disavventure del detective privato Chico Pipa e del suo socio, il cane poliziotto Gregorio Scarta, tra belle donne, colossali sbronze di bourbon, gragnuole di pugni e pistolettate che mai uccidono ma tuttalpiù tramortiscono.
Il primo libro di questa serie – Ti spacco il muso, bimba! – è quello che proponiamo in questa collana, che intende recuperare e dare alla luce fatti, eventi, talenti e quant’altro di italiano sia malauguratamente o colpevolmente caduto nel dimenticatoio.

Trama: La prima cosa che vedo appena entrato, è un tizio che sta steso per terra e non ha certo l’aria di spassarsela allegramente.
Resto senza fiato, ma mi riprendo subito. 
Giace sul fianco destro e ha la guancia destra che poggia sul tappeto in mezzo a una larga macchia che non esito a riconoscere per sangue.
Eh, accidenti! A uno non gli può mica uscire del caffè da un buco nella testa.
Ha la testa a venti centimetri dai miei piedi. Con la punta della scarpa gli sollevo la palpebra e vedo il bianco dell’occhio.
È proprio morto. Più morto di così dovrebbero essere in due.
Subito ho l’impressione che ci sia qualcosa che non funzioni.
Porco bue!
Altroché, se c’è qualcosa di strano. Il morto ha il braccio destro teso oltre la testa. La mano semiaperta è posata sul tappeto a palma in giù, e tra l’indice e il medio tiene una sigaretta ancora accesa dalla quale sale un filo di fumo.
Guardo bene. La sigaretta è consumata più di metà, ma più di un centimetro di cenere rimane ancora attaccato alla brace.
Qualcuno gli ha sparato mentre fumava.
Dalla lunghezza della brace non possono essere passati più di tre minuti, forse quattro. Proprio mentre io fermavo la macchina in fondo alla curva.


Recensione: All'inizio, ve lo devo proprio confessare, mi è parso uno scherzo della casa editrice... ma poi, man mano che andavo avanti, mi sono calata in un'atmosfera surreale e la storia ha iniziato a divertirmi!
Nel racconto, che è molto scorrevole e scritto in modo simpatico, sono presenti alcuni neologismi oppure giochi di parole molto umoristici, non a caso l'autore era entrato a far parte dei paroliberi, nel linguaggio del futurismo, la tecnica compositiva delle parole in libertà.
Con TI SPACCO IL MUSO, BIMBA! il lettore cala in un'atmosfera da fumetto poliziesco anni '30
in cui il protagonista Chico Pipa, un investigatore privato e il suo socio Greg Scarta (un cane) tra una bevuta di bourbon e l'altra incappano in cadaveri che fumano, oppure in cadaveri migranti, in un'atmosfera burlescamente ironica rotule che rotulano e gengive che dopo essere cadute a causa di pugni micidiali vengono rimesse al loro posto!

 La prima cosa che vedo appena entrato, è un tizio che sta steso per terra e non ha certo l'aria di spassarsela allegramente. Resto senza fiato ma mi riprendo subito.Giace sul fianco destro e ha la guancia destra che poggia sul tappeto in mezzo a una larga macchia che non esito a riconoscere come sangue.Eh, accidenti! A uno non gli può mica uscire del caffè da un buco nella testa.
 
Man mano che leggevo, mi sembrava di leggere un po' le storie di Rudolf Erich Raspe con le avventure del barone di Münchausen divenuto famoso per i suoi inverosimili racconti: un viaggio sulla Luna, un viaggio a cavallo di una palla di cannone o uscire incolume dalle sabbie mobili tirandosi fuori per i propri capelli...


Guardo in giù e vedo che mi hanno sbottonato la giacca e i pantaloni e ho tutte le budella di fuori.
«Ehi, accidenti» dico, «mi fate prendere freddo al ventre e ho l'intestino delicato.»«Dove hai nascosto i cinquecento biglietti da mille?» dice il secco.
Con quella gente non c'è proprio niente da fare. Dovrò proprio rassegnarmi a perdere quei quattrini. Ma io non sono un ricattatore e se quelli sono soldi di un ricatto, se li prendano pure.Sistemeremo le cose più tardi.«Rimettimi dentro le budella» dico, «e ve lo dirò.»«Prima diccelo» dice il secco, «poi ti rimettiamo a posto la pancia.»«No», dico, «prima la pancia.» 


In Chico Pipa e gli altri personaggi, tra cui Duarda, la fatale, oppure il tenente Tram mi sembrava di ravvisare i personaggi di Pulp Fiction di Quentin Tarantino. Oddio, ho pensato, ma Tarantino deve aver letto questo libro! La donna fatale, il gangster micidiale, la vedova copiativa, i ricattatori, i poliziotti incompetenti andando, persino il balletto che qui vediamo fra il protagonista ed uno dei gangster c'è tutto... c'è quell'atmosfera di altri tempi dove le mille lire hanno un valore come nelle storie del signor Bonaventura!
Dare a quest'opera un giudizio per me è molto difficile, perché devono non solo piacere i fumetti ma si deve avere ancora la giusta predisposizione psicologica per gustarli appieno!

Voto: 5 su 5 (perché nessuno mi toglie dalla testa il dubbio che il grande Quentin possa averlo letto...)

mercoledì 19 aprile 2017

Noi all'orizzonte

Buongiorno sognatori!
Oggi la nostra Anna vi consiglia l'ultimo romanzo di Tiziana Lia, Noi all'orizzonte.

Trama: Zoe ha una vita soddisfacente: viaggi, begli abiti, una casa elegante, un uomo, Fabio, con cui convive da otto anni e con il quale partecipa ai salotti di Roma. Unico neo il trasferimento del suo compagno in un’altra città per motivi di lavoro nel momento in cui lei ha perso il suo. Sarà una promessa rubatale dalla vicina, l’anziana Elide, a condurla a Borgo Trilussa, un centro accoglienza per ragazzi: dovrà sostituire la dirimpettaia in cucina, come volontaria. Al Borgo Zoe conosce un ambiente nuovo: il suo carismatico direttore, il vecchio Sebastiano Trilussa, è un padre per quella decina di giovani svantaggiati che cercano di trovare la loro strada. Lì si respira aria di casa, genuinità, affetto e lei ne rimane affascinata. È stupendo accorgersi delle piccole cose che prima dava per scontato e a poco a poco Zoe inizia a cambiare. Un cambiamento che ha anche un nome: Isaac. Anche lui cresciuto al Borgo, è un tipo introverso, misterioso, affascinante e ha un passato dal quale vuole riscattarsi. Zoe e Isaac percepiscono l’alchimia che li lega e si trovano stretti tra due fuochi: l’attrazione che li unisce e i mondi diversi ai quali appartengono. Tuttavia, scopriranno sulla loro pelle che non tutto è come sembra e che la vita a volte prende pieghe inaspettate, dolorose ma rivelatrici. In un crescendo di verità taciute, promesse, menzogne e sottintesi, le vite di Zoe, Isaac, Fabio e degli altri protagonisti s’intrecceranno più di quanto loro stessi pensino…

Recensione: Chi l'ha detto che l'amore è semplice? Il romanzo di Tiziana Lia tratta questo sentimento sotto il suo aspetto più complesso. L'autrice fornisce come principale punto di riferimento quello della protagonista, Zoe. Devo essere sincera, all'inizio della storia, Zoe non si lascia amare facilmente dal lettore. A meno che il lettore stesso non condivida i valori materialistici che guidavano la donna all'inizio del suo percorso, si troverà spesso in disaccordo con questa figura femminile, amante della bella vita e di abiti firmati. Ad un certo punto, è probabile che il lettore si ponga una delle domande che io stessa mi sono posta: perché scegliere di raccontare la vicenda di un personaggio così bizzarro?
 Il bello dell'opera di Tiziana Lia è che nulla è lasciato al caso. Nel giro di pochi capitoli, corrispondenti alla metamorfosi della protagonista, Zoe presto diventa l'eroina di questo romanzo e il mio personaggio femminile preferito. L'opera si rivela essere la riflessione intima di Zoe che, grazie al suo piccolo lavoro al Borgo, riscopre la vera se stessa, oscurata dalla figura del compagno Fabio.
Noi all'orizzonte, inoltre, pone a confronto due mondi agli antipodi: la piccola realtà del Borgo, caratterizzata dallo spirito di condivisione, e la realtà di Zoe e dei suoi amici, realtà ricca di pregiudizi e nella quale vige la legge del dio denaro.
La protagonista riscopre la semplicità nelle piccole cose grazie ai giovani del Borgo ma è soggetta ad un conflitto interiore causato dal bellissimo Isaac.


Zoe sviluppa un forte sentimento per Isaac ma, a causa delle sue insicurezze, il percorso che la conduce alla decisione finale è lungo e lascia con il fiato sospeso. Se inizialmente l'opera sembrava esaltare il mondo luccicante della vecchia Zoe, gradualmente ne evidenzia i limiti, dimostrando che non sempre la felicità può essere comprata. Questa riflessione accentua la metamorfosi di Zoe, poichè la maggior parte del romanzo è il riflesso della sua mente.


L'opera di Tiziana Lia è ricca di colpi di scena e sfumature, non vi è un solo istante di noia. Sebbene la lettura risulti lunga, il romanzo è ben scritto e il linguaggio è molto scorrevole, non risultando forzato. Consigliato a chi ama le storie d'amore a lieto fine, buona lettura!

Voto: 4 su 5

martedì 18 aprile 2017

Fuori dalla tela del ragno

Buongiorno lettori! 
Oggi la nostra Josephine March ci presenta Fuori dalla tela del ragno!

Titolo: Fuori dalla tela del ragno

Autrice: Elide Ceragioli

Casa editrice: SENSOINVERSO EDIZIONI

Trama: LA SQUADRA è alla quarta indagine, ma le difficoltà crescono. Si verifica una serie di omicidi, sparsi per l’Italia, senza un nesso apparente, accomunati solo dalla “firma” dell’assassino, che etichetta le sue vittime con una sparachiodi. I problemi personali dei sei ispettori hanno una parte rilevante nel complicare le cose, ma mentre le questioni private, anche se a prezzo di sofferenze non trascurabili, si avviano verso traguardi non scontati, alla soluzione del caso contribuiscono aiuti insperati, ma risolutivi. Un hacker, un pompiere e una psicologa, ognuno a modo suo, aggiungono tessere al mosaico che alla fine rivelerà il volto dell’insospettabile serial-killer. La ragnatela, che sembrava aver irretito LA SQUADRA, si spezza e, come sempre, a vincere veramente saranno i valori umani che rendono i professionisti persone, i colleghi amici, i tecnici uomini.LA SQUADRA conclude un suo ciclo: avrà occasione di ricominciare ed offrirci nuove indagini e avventure intrise di umanità?

Recensione: Questo giallo è scritto in maniera scorrevole, i suoi pov (punti di vista) corali, alternati e brevi mettono alla ribalta un tema molto sentito in questi periodi: il femminicidio, trattandolo in maniera delicata, mai grossolana o superficiale, non a caso l'autrice è una neuro-psichiatra infantile.
Si tratta di una storia molto facile da leggere in cui, sebbene troveremo tante morti, si tratta pur sempre di un giallo, il tema della morte viene sempre affrontato con rispetto per il lettore, senza indulgere, come sembra essere la moda corrente, in facili situazioni macabre e a volte di cattivo gusto. La morte viene descritta con termini, quasi dimessi, di speranza di una vita migliore, senza porre particolare accento su di essa, quasi come se fosse, ed è questa infatti una delle parti in cui si vive questa realtà di cui è permeato il romanzo, una cosa giornaliera e quindi vissuta, se non con serenità, con una dolorosa accettazione.
La storia, o per meglio dire i casi con le storie ad essi legati, è costruita tutt'intorno alla SQUADRA, un gruppo di sei investigatori della Polizia di Stato che sono stati riuniti e formati per combattere il crimine su tutto il territorio nazionale.
Fuori dalla tela del ragno è il quarto libro conclusivo (forse) della serie in cui, ognuno dei membri della SQUADRA è salito alla ribalta per raccontarci la sua storia intrecciandola ai casi di cui si stanno occupando.
È il turno delle vicende di Gabriella Franchi, fiorentina appartenente ad un'antica famiglia toscana, residente a Genova, trentaquattrenne nubile con due lauree (Giurisprudenza ed Informatica) e una perfetta conoscenza dell'inglese e il tedesco. Ne verranno tratteggiate le sue umane fragilità di donna alle prese con un mondo dalla concretezza molto maschile.


Distrattamente si guardò nello specchio. La perfezione del suo corpo ancora giovane e sodo, le accentuò la tristezza che la telefonata di sua madre e la prospettiva di incontrarla le avevano scatenato. Improvvisamente ricordò una frase: «La bellezza ha bisogno di occhi che la guardano per esistere». Forse era una massima trovata nei cioccolatini o forse era un esempio di filosofia ad alto livello, comunque non c'erano occhi a guardarla e la sua ipotetica bellezza si smarriva nel nulla.


Ed è anche il turno di Carlo Dallolio, piemontese divorziato, all'apparenza un uomo bonaccione e distratto ma che sa rivelarsi di una pignoleria quasi pedante tanto da fargli attribuire dai suoi colleghi il soprannome Dalloliorompicoglionicarlo

Provava un'indicibile sensazione di solitudine, al punto che rimpiangeva persino le telefonate minacciose e sempre foriere di guai di Eliana, la sua ex. Avevano pochi motivi per sentirsi, perché fortunatamente erano riusciti a vendere il loro appartamento, strappando un prezzo che li aveva liberati dall'incubo del mutuo e aveva lasciato loro anche un piccolo guadagno. Per quei tempi di magra era stato davvero un affarone insperato.«Devo avere un attacco di depressione da quarantenne», brontolò, battendo con la punta delle dita sulla pila dei fascicoli, «e certo questa massa di lavoro da burocrate non mi aiuta!» 
Le storie personali dei due protagonisti s'intrecciano sapientemente con i casi di omicidio in varie città italiane di cui la SQUADRA si sta occupando e che sembrano essere accomunati da un filo conduttore. Mi è piaciuto molto il modo come l'autrice abbia, molto garbatamente e a tratti originale, saputo descrivere non solo le dinamiche relazionali di tutti i membri della SQUADRA ma che sia riuscita ad avvincermi fino alla fine in questa storia molto ben orchestrata. Mi è venuta voglia di leggerne di più su questa SQUADRA!

Consiglio di leggere questo libro dopo aver letto i primi tre, anche se la storia è in completa autonomia, viene comunque voglia di saperne di più.


Voto: 4 su 5

venerdì 14 aprile 2017

Buon pomeriggio sognatori!
Dafne L.A. ci consiglia: Due, Irène Némirovsky.

Trama: Due, il libro di Irène Némirvsky si può raccontare soltanto spiegando la trama, perché è quella a parlare….La Grande Guerra si è conclusa da poco e i più giovani, quelli che sono sopravvissuti alle trincee, hanno una sola voglia: quella di godersi ogni cosa. Le coppie vivono senza timore i loro amori, pensano al presente, cercano di non lasciarsi soffocare da quello che è accaduto, provano a nascondere le ombre, a non soccombere sotto tonnellate di paure.In fondo, però, le persone s’interrogano, non lasciano passare le cose inosservate, anzi. Proprio nelle prime pagine del romanzo Due di Irène Némirvsky, uno dei protagonisti si fa una domanda per cercare di andare oltre l’apparenza e la prima impressione.Si chiede come e quando accade il passaggio dall’amore all’amicizia durante il matrimonio, quando si finisce di tormentarsi e si comincia a provare un sentimento più semplice come il bene?

Recensione: Anche quest'autrice è conosciuta per un altro suo libro: Suite francese, da cui hanno recentemente tratto un film, ma io voglio ricordarla con il meno famoso Due. Vi invito, nel contempo, a leggere la sua storia.

Il romanzo ci fa entrare nell'epoca appena successiva alla Grande Guerra, in uno spicchio di Francia ancora legata al sapore dolce degli agi, del godere ogni momento fuori dal tempo. I personaggi sembrano fluttuare in questa apparente eterna giovinezza da gustare goccia a goccia, senza ripensamenti. 
Lo stile della Nemirovskji è morbido, sensuale, induce a calarsi perfettamente negli stati d'animo dei protagonisti, cadendo nelle loro tentazioni, quasi fosse inevitabile. 
Mi è stato consigliato, anni fa, da una persona speciale che, conoscendomi, ha subito capito quanto mi sarebbe piaciuto e che io oggi ringrazio per avermi pensato, allora, mentre lo leggeva. Custodisco le scene così ben descritte da questa raffinata autrice come un bellissimo regalo, nella mia memoria, e mi piacerebbe vederne la trasposizione cinematografica. 


Voto: 5 su 5

giovedì 13 aprile 2017

Buongiorno sognatori!
Oggi la nostra Josephine March ci presenta Mia di Daniela Ruggero!

Link d'acquisto: https://www.amazon.it/MIA-Daniela-Ruggero-ebook/dp/B06XYCDBL3/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1491381884&sr=1-1&keywords=daniela+ruggero

Trama: L'amore che unisce Mia e Dave è intenso quanto la loro giovane età. Nonostante lui debba partire per frequentare la London School of Economics, decidono di proseguire la loro relazione a dispetto della distanza che li separerà. Josh è il cugino di Dave, dopo aver conseguito la laurea si trasferisce in Italia per mantenere fede alla promessa fatta alla madre sul letto di morte. Le loro vite si intrecceranno in modo inaspettato. Mia assaporerà il gusto amaro delle lacrime, del tradimento e del rimorso. Imparerà a sue spese quanto possa essere profondo l'abisso del dolore e come rinascere e cambiare pelle sia l'unica via per onorare la vita.







Recensione: 
 Alla fine un'autrice italiana ce l'ha fatta a farmi piangere...
Questo libro è scritto in maniera molto toccante, la storia ruota attorno a Mia ragazza dalla personalità spiccata. Intorno a lei ruotano vari personaggi: Gabrielle, sua madre, una donna che, pur delusa dalla vita e divorziata, ha saputo coltivare un rapporto di complicità e confidenza con sua figlia; Dave il suo bellissimo ragazzo ricco e viziato, Josh il bello e misterioso cugino di Dave, sino ad arrivare alla enigmatica Sabina, la sua migliore amica.
Attraverso la descrizione dei vari personaggi, al delinearsi man mano dei loro caratteri, viene furori una storia, ambientata a Torino, che racconta la vita di ogni giorno, con le sue pecche e le sue piccole e grandi gioie e... i suoi dolori.

«Confidati. Qualsiasi cosa sia possiamo affrontarla insieme, ma se devo nascondere un cadavere, devi darmi il tempo di cercare le scarpe da ginnastica.»
Mi schiarisco la voce. «Si tratta di Dave... mamma, io e Dave oggi abbiamo saltato la scuola.»
«È la prima volta che fai una cosa del genere?» Indaga.«In questi giorni ho vissuto alcune prime volte.»«È stato gentile?»«S컫Generoso? Un uomo deve essere generoso in certi frangenti.»

È davvero impossibile non rimanere affascinati da Mia e da sua madre, il ritmo narrativo è incalzante e non conosce pause, grazie all'abilità dell'autrice conosceremo la miriade di emozioni che travolgono la giovane Mia, amore, passione, gelosia, eros sino alla sofferenza al vero pathos finale.
I personaggi, man mano che li conosciamo, si rivelano diversi da come ci sono stati rappresentati all'inizio. Ma d'altronde qui viene narrata la vita... ed è così la vita: piena di speranze, ma anche carica di angosce e delusioni che ti aspettano dietro l'angolo.



Vi auguro una buona lettura mondo di sognatrici.

Voto: 4 su 5

Buongiorno sognatori e sognatrici!
Oggi vi presentiamo Daniela Ruggero, autrice della Saga I guardiani degli Inferi, Amore spezzato.broken, Eredità proibita, Poison, Il cucchiaio magico, Mia.



1) Ciao Daniela e benvenuta nel nostro blog! Noi ci definiamo delle sognatrici e allo stesso modo chiamiamo i nostri lettori. Ti considereresti una sognatrice? 
Grazie per l'ospitalità. Sognatrice è una bellissima definizione. Sognare ci aiuta a costruire il nostro futuro e anche ad affrontare i problemi quotidiani. Sono una sognatrice, lo devo essere un po' per scrivere storie.

2)Il percorso per diventare uno scrittore è arduo, come e quando è nato questo tuo desiderio?
Ho iniziato a scrivere per gioco. La Sposa Oscura, primo volume della saga I GUARDIANI DEGLI INFERI, è stato un modo per far compagnia ad una mia cara amica che aveva subito un intervento chirurgico e che, in quel momento, era impossibilitata a muoversi. Ciò che è seguito ha stupito anche me.

3)Cosa hai trovato più difficile in base alla tua esperienza? È stato difficile trovare una casa editrice?
Non è difficile trovare un casa editrice anzi dalla mia esperienza ritengo che sia più semplice pubblicare con una CE che in self. Essere "produttori" di se stessi comporta fatica, impegno, costanza. Non voglio dire che con una CE non ti devi mettere in gioco, ma penso che siano due modalità differenti.

4) Ogni artista che si rispetti ha una musa alla quale ispirarsi. A chi o a cosa ti ispiri per le tue opere?
Allora, quest domanda mi piace moltissimo. Talvolta l'ispirazione viene per caso, altre guardando una cover pemade (ne sono dipendete), altre una canzone.

5) Il nostro blog recensisce ogni genere letterario, quali generi prediligi? Quali sono gli autori che ti hanno maggiormente colpito?
. Mi sono cimentata nel dark fantasy, nel Romance con sfumature dark, nel New adult è nel distopico. Ora vorrei scrivere un vero dark romance e poi magari, un dark m/m.Gli autori che amo sono Sthephen King, J.D. Ward, Oriana Fallaci, Jenna Showolter. Credo che il distopico più bello che sia stata creato sia Hunger Games per cui a mio avviso la Collins è un genio. Nello stesso modo è un genio la Rowling. Sono solo alcuni degli autori che amo e che sono stati capaci di darmi qualcosa. Vogliamo parlare di Dexter Morgan? Mi sono innamorata del noir grazie a questo personaggio creato da una penna eccelsa.

6)Chi è Daniela nell'ambito della vita privata?
Daniela nella vita privata è una mamma, una moglie e un'infermiera.

7) tre parole che ti definiscono in quanto scrittrice.
Tre parole per definirmi ? Disordinata, pasticciona e impulsiva.

8) Hai da poco pubblicato il tuo ultimo romanzo, Mia. Come mai hai scelto questo genere? Qualche anticipazione per i nostri lettori?
Mia è un New Adult nato per caso. In realtà la storia era partita come un Romance, ma non sono riuscita, come sempre, a mantenere la trama iniziale. Mia è una giovane donna che si affaccia alla vita e che dovrà imparare a sue spese quanto sia difficile "scegliere" e accettarne le conseguenze. Sto preparando il cartaceo e penso che scriverò JOSH tra qualche tempo.

9) Sei una scrittrice a tutto tondo, Mia è preceduto da diverse opere. Ci puoi dire cosa ti ha spinto a sperimentare generi diversi e con quale ti sei trovata meglio?
Mi sono sperimentata i. Diversi generi perché fondamentalmente sono una persona che si annoia anche se ammetto che qualche sfumatura dark mi attira moltissimo. Quindi penso che andrò sempre più verso quel genere senza negarmi però di sperimentare altro.
10) Che cosa consiglieresti agli aspiranti scrittori?
Per dare consigli a uno scrittore dovrei essere una scrittrice ... sono più una che si diverte a scrivere storia e che spera possano piacere

11) Come descriveresti la protagonista femminile di Mia?
Se dovessi definire MIA in poche parole è una donna che sa cadere ma che sa anche rialzarsi.

mercoledì 12 aprile 2017

Raffaele Rovinelli

Buongiorno sognatori e sognatrici!
 Oggi il nostro blog ha il piacere di presentarvi il giovane poeta Raffaele Rovinelli, autore di "Sciarade vol. 1 caduta", attraverso una breve intervista.

1. Ciao Raffaele, benvenuto nel nostro blog! Noi ci definiamo sognatrici e abbiamo denominato allo stesso modo i nostri followers . Ti definiresti un sognatore?

Si, anche parecchio direi. I sogni e le ambizioni sono due fili inestricabili molto importanti che ci inebriano nel trovare la speranza e il senso della nostra vita. Sono il primo passo verso la realizzazione delle nostre idee, ma se si sottovalutano è la fine. Un essere umano privo di sogni è “vuoto”. Secondo me, è meglio vivere di significati. E, allorquando proprio non si trovino vale la pena mettersi in gioco e crearseli. Per questo, in fondo, si scrivono i libri.

2. Parlando di sognatori, hai mai trattato la tematica del sogno all’interno di una tua opera? In che modo hai affrontato questa tematica?

SCIARADE è una silloge diretta, incisiva su alcuni temi, tuttavia, visti i molteplici sinonimi ricercati ed utilizzati e i simbolismi astrusi, è allusiva. A volte simbolista e in questi casi il significato è nascosto, dietro un’allegoria. Alcune allegorie sono costruite propedeuticamente per far sognare il lettore, altre per parlare di verità scomode e denunce sociali in maniera nascosta. Alcuni hanno giudicato le mie liriche con l’aggettivo “struggenti”. Altre persone mi hanno detto che le mie composizioni sono da “uomo di pena”, una definizione che hanno affibbiato sia a Giuseppe Ungaretti che a Eugenio Montale. Ciò riporterebbe le poesie verso il reale, il disagio, etc.

3. Prima di parlare del poeta, vorremo conoscerti! Chi è Raffaele nella vita di tutti i giorni?

Raffaele è un ragazzo di 28 anni che ha un carattere sensibile con un mucchio di conflitti interiori, per colpa dei quali, se non scrivesse o non ballasse breakdance, morirebbe dentro. Coltivando queste passioni mi sento una persona migliore, realizzata, indipendentemente da quello che pensano tutti gli altri. Parlando d’altro, ho una relazione seria da circa due anni con una ragazza di quasi 24 anni, Sara, molto disponibile, affettuosa e responsabile. Peculiarità che al giorno d’oggi si trovano di rado. Non per mettere le mani avanti, ma sicuramente me la sposo.

4. Quali sono le tre caratteristiche che ti contraddistinguono in ambito privato e lavorativo?

In ambito privato sono un continuo ossimoro vivente: penso di essere aperto, ma in realtà mi chiudo ermeticamente. In coppia sono passionale, a volte ironico, ma se non mi lasci i miei spazi espressivi nel corso della giornata divento il predatore della savana. In ambito lavorativo è da vedere, perché ho un colloquio tra pochi giorni.

5. Cosa ti ha spinto ha scrivere il tuo primo libro? La poesia non è un linguaggio semplice, perché hai scelto proprio questo genere?

Confesso che le spinte sono state molteplici, ma a scrivere poesie ho cominciato nel 2013, mentre a scrivere progetti di prosa (visto il gran numero ancora in work in progress, purtroppo) ho iniziato nel 2011, dopo un percorso alquanto particolare e tortuoso: tutto cominciò quella fatidica mattina in cui mio bisnonno morì, il 21 febbraio del 2009. Ricordo che, prima di andare in camera mortuaria, mi sedetti sul divano per fare colazione e accesi la TV: in quell’esatto momento veniva trasmesso il video musicale della proverbiale track “Decode”, composta dalla band Emo-rock “Paramore”. Una delle tracce principali della colonna sonora del film Twilight. Lì per lì, rimasi colpito dalle immagini legate al film e la canzone mi rimase in testa per tutta la giornata. Poi quando andai a casa della mia bisnonna i miei zii mi diedero una foto del marito lì per lì rimasi basito: ritraeva mio nonno immerso tra gli alberi fitti e la nebbiolina che si faceva strada tra i fili d’erba umidi, esattamente la stessa ambientazione del film di Twilight che avevo visto nel video musicale. Un caso? Non lo so, ricordo solo che quel giorno, ogni qualvolta che mi rientrava in testa quella canzone, piangevo a dirotto sapendo che lui mi mancava. Dopo il funerale cominciò il vero percorso: vidi Twilight durante l’estate dello stesso anno, poi lessi i libri della saga. Ed iniziai ad orientarmi, a frequentare blog, vedere video di eventi zeppi di Twilighters finché un giorno riuscii a parteciparvi nel dicembre del 2010. Si chiamava “Eclipse DVD Party”, organizzato in occasione dell’uscita del DVD. Lì conobbi un sacco di gente nuova. Ad alcuni provai a raccontare un possibile seguito che avevo in mente per la Saga di Twilight e mi consigliarono di scriverlo ed inviarlo a qualche blog come fan fiction. E, ritornando a casa, mi misi all’opera. Dopo alcuni giorni, riuscii a sviscerare l’opera per intero e a ricopiarla sul pc, ma non la inviai mai ad un blog. Probabilmente all’epoca mi vergognavo, adesso non ricordo con certezza. Comunque scritta la fanfiction, mi venne in mente qualcos’altro. Tuttavia stavolta non si trattava di una fanfiction, ma di una storia. Un romanzo tutto mio, Urban Fantasy young Adult. Ma, lì per lì, non seppi da dove cominciare. Finchè non arrivò il supereventone di Twilight che si svolse a Napoli all’inizio dell’estate del 2011. Nel corso di quell’evento le immagini dei personaggi si facevano sempre più chiare, così al ritorno decisi di buttare giù qualcosa. E fu proprio lì cominciai a strutturarmi un tecnicismo di stile tutto mio: scrivere il nome del capitolo con una parola sola che identificasse il capitolo interamente. Ma all’interno del capitolo stesso la parola non dovevo scriverla mai. Nel 2013 applicai lo stesso stile alle poesie e lo sviluppai meglio.

6. Il nostro blog si occupa di recensire ogni genere letterario: oltre alla poesia ti interessi anche ad altri generi? Se sì, quali? Che autori preferisci?

Per quanto riguarda la scrittura l’Urban Fantasy, il noir, la fantascienza, i gialli irrisolvibili, storie di ragazzi che praticano arti freestyle o sport estremi e ultimamente mi sto interessando anche a scrivere fiabe, per la gioia dei più piccini. Per quanto riguarda la lettura, seguo molto la prosa contemporanea, ma anche i classici non li tralascio (Visto che i miei scaffali ne sono pieni zeppi, specialmente quelli in versione Rizzoli 1950). Confesso che in questo periodo sto facendo letture multiple (quando trovo il tempo per farlo, ovviamente): ad esempio, sto leggendo una biografia su Hemingway davvero molto interessante che ho trovato in edicola a poco prezzo; contemporaneamente sto leggendo il romanzo fantasy “Risveglio” di J.R. Ward (a mio modesto parere molto diverso dai soliti romanzi per vampiri, usciti in questi ultimi anni). Appena l’ho finito credo che comincerò la saga di Fallen, visto che ho tutti i libri. Ovviamente ho negli scaffali anche la saga di Shadowhunters, anche se, d’altrocanto mi piacciono molto i libri/saggi sulla mafia e l’antimafia. Ad esempio “L’ultimo Padrino”, un capolavoro scritto da Mario Puzo. Cerco di spaziare il più possibile soprattutto per una questione di conoscenza culturale, che equivale a consapevolezza. Anche se, quando sei scrittore non si tratta di una semplice questione di lettura, ma di consultazione. Pertanto bisogna andare più a fondo, tagliare in due il midollo di ogni singolo lemma: Più consulti a dovere, più impari ad essere consapevole interiormente di ciò che ti sta intorno. Ma solo di ciò che ti sta intorno, perché i libri degli altri sono questo. Ciò che negli angoli più reconditi di te non lo sa nessuno, per cui sei tu che devi avere l’ardimento di portarlo fuori. Nessuno lo farà al posto tuo. Tuttavia, visto il periodo di crisi della creatività(e non solo di quella), è molto attiva la ruberia delle idee. Quindi meglio guardarsi bene le spall...ops! Volevo dire i propri file. Soprattutto quelli non ancora supportati dai diritti d’autore. Sempre se le leggi in Italia, a riguardo, funzioni a dovere, o siano una sòla come tutte le altre. O quasi tutte. Ma meglio non divagare, altrimenti divento “Raffaele il Terribile”.

7. Quando componi le tue opere, a chi ti ispiri? Hai un modello di riferimento anche nell’ambito della tua vita privata?

 Mio nonno paterno Giuseppe (come Ungaretti si chiama…Oh! Ma tu guarda!), prima di ammalarsi di Alzhaimer, era capo fondatore di una scuola di musica, organizzava eventi culturali per promuovere nuovi talenti, poi scriveva in un giornale della mia città, scriveva poesie, novelle, testi teatrali e lettere. Come carattere, da giovane, era molto simile a me, un po' con la testa tra le nuvole. Anche mio padre, in età adolescenziale, aveva iniziato a scrivere fiumi di poesie, lettere e novelle di sua iniziativa ed ingegno, ma si è laureato in economia e commercio, decidendo di lasciare tutto nel cassetto. A differenza di mio nonno che i testi teatrali è riuscito ad adattarli sul palco. Ed effettivamente, anch’io sto scrivendo alcuni adattamenti teatrali, oltre alle composizioni poetiche. Per questo non mi ritengo un figlio d’arte, ma un nipote d’arte.


8. La pubblicazione del tuo primo libro ti ha in qualche modo cambiato?

Sì, devo ammettere che sono esperienze attraverso le quali riesci a maturare, ogni qualvolta riesci a portarle a termine. Il guaio è che, come in tutte le cose, portarle a termine è un parto, tra incazzature e faccende che non finiranno mai di esserci in mezzo alle procedure di pagamento e della pubblicazione.

9. Raffaele, sta per uscire il tuo secondo libro. Ci vuoi parlare di come è nato e descrivere le tematiche principali?

 In genere non rivelo le cose prima del tempo. Colpa del furto delle idee già sopracitato, troppo agitato e sovreccitato in questi ultimi anni. Questo secondo libro non so bene come è nato, diciamo che è venuto da sé perché avevo altre cose da dire. E su questo si concentra: sulle cose da dire, evitando inutili silenzi.

10. Le tue opere si ispirano ad esperienze di vita personali o di terzi?

 Entrambe le cose. Mi servo anche di paesaggi, poetandoci sopra e così facendo dipingendo quadri con le parole. E questi “quadri” finalmente iniziano a piacere a qualcuno. La sensazione è a dir poco esaltante.

11. Per scrivere un libro è necessaria molta concentrazione. Segui dei rituali per mantenere libera la mente dalle distrazioni? In che ambiente componi?

Se mantengo la mente lontana dalle distrazioni non riuscirei a scrivere nulla. Se una persona vive tra le nuvole è giusto che faccia conoscere queste nuvole agli altri, al posto di fare l’egoista e tenersele tutte per sé. Generalmente scrivo in camera mia, ma ultimamente le idee mi vengono un po' dappertutto. Sono diaboliche: riescono a distrarmi persino durante le ore di scuola serale, mentre studio economia aziendale ed economia politica. Una cosa inaudita. Meno male che hanno inventato i Memo nel cellulare. Quelli ti salvano le idee, ma letteralmente. Sopratutto se premi il tasto “Salva” .

12. Perché hai scelto “caduta” come titolo del tuo secondo libro?

Perchè la caduta ti muove dalla posizione statica in cui sei. E dopo quella ci si rialza per continuare a camminare ed insistere. Sempre.

13. Cosa consiglieresti a coloro che vogliono pubblicare una loro opera? Quale consiglio rivolgi ai giovani poeti?

 Di farla fuoriuscire in maniera naturale, genuina. Poi riguardarla, correggerla e limarla dove dev’essere limata, farla leggere a qualcuno che se ne intende (ma di vostra fiducia) e di non rivolgervi MAI a case editrici a pagamento o no profit. Informatevi bene e non abbiate fretta, perché poi vi mangerete le mani appena vi troverete di fronte a scomode cifre da pagare. Lo puntualizzo per esperienza.

14. Tornando alla tua recente opera, quanto tempo hai impiegato nella sua stesura?

Una vita, tre anni suonati. Dal 2013 al 2016, più precisamente. Avevo le poesie sparse in taccuini disordinatamente dispersi tra gli scaffali della scrivania. La mia fidanzata mi ha aiutato a ricopiarle tutte e sistemare ciò che andava sistemato. E, come se non bastasse, mi ha trovato lei la casa editrice. Le donne...scrivendo cercherò di capirvi meglio, specialmente quando vi trovate di fronte ad un caso umano irrecuperabile come il sottoscritto.

15. Ti senti realizzato nella vita? Come ti vedi nel futuro?

No, affatto. Sono troppo ambizioso per sentirmi realizzato, ancora c’è veramente molto da fare. Ma ritengo che queste interviste diano una certa spinta in avanti positiva, specialmente per le prossime pubblicazioni. Intanto ho fatto la prima presentazione del libro ed è andata bene. Ora ho altri due eventi in programma, uno a Pesaro il 28 di Aprile presso il Palace Museum Hotel e l’altro a Senigallia dal 5 al 16 di Aprile, presso la Biblioteca Antonelliana Comunale. Pensando al “futuro-presente” le cose stanno così, poi per quel che riguarda il “futuro-futuro” un mio piccolo grande sogno sarebbe quello di fondare un orfanotrofio, un centro d’accoglienza, o case popolari per persone senza casa attraverso il denaro che ho ricavato grazie alle opere che avrò pubblicato. Mi piacerebbe fare qualche missione in Kenya o in giro per il mondo per capire cosa vuol dire davvero vivere in mezzo alla povertà. E aiutare, aiutare a più non posso.